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Cinthya

  • Immagine del redattore: Ornella_MV
    Ornella_MV
  • 17 gen 2023
  • Tempo di lettura: 6 min

Penso siano pochi a conoscere la storia di Cinthya, non parlo della storia medica, parlo della storia umana che c'è stata dietro.

A volte, a tratti, la storia di una straniera privilegiata di avere una sorella italiana. Privilegiata per avere i documenti, per curarsi, per avere diritto alla vita.


Sono nata in Perù il 25.12.91 e sono stata adottata con la cosiddetta "adozione civile" con consegna diretta alla mamma e al babbo.


I tempi sono stati lunghi così la conoscenza con la "mamma biologica" è stata un po' più consistente, sono sempre cresciuta sapendone il nome e a 16 anni circa ho visto la foto dandole così un viso.


A diciotto anni ho chiesto la doppia cittadinanza (anche se per pigrizia non ho ancora fatto il doppio passaporto) e mentre intrallazzavo al Consolato del Perù a Firenze ho chiesto informazioni vaghe sulla "famiglia biologica", almeno sapere se fossero vivi. Fossero perché ho sempre saputo di avere una sorella più grande di me di qualche anno. Cresciuta con i nonni e i lama in Perù.


La vice console si è così affezionata alla mia storia che ha iniziato a muovere mari e monti per trovare questa donna. Di sua iniziativa ha consultato le liste di parentela, ha chiamato sorelle per chiedere informazioni sui recapiti attuali.


Ad aprile 2017 torniamo in Perù con il babbo e la mamma, il loro obiettivo era quello di farmi vedere e guidarmi tra quelle strade in cui abbiamo vissuto il primo anno insieme. Ripercorrere dei vecchi ricordi e costruircene sopra di nuovi.


Così non appena arriviamo all'hotel troviamo questa peruvianina lì che ci aspettava piena di regali e di emozioni. Parliamo e mi dice che si ho una sorella più grande Tatiana, e che ho anche Alexander, Cinthya, Nelly Jasmine, Roberto come fratell(astr)i minori.


Non conosco nessuno di loro mentre sono in Perù perché nessuno sapeva della mia esistenza.


Torniamo in Italia e dopo qualche mese lei ha una puntura di un ragno, pensa di morire, e così dice al marito e ai figli più grandi della mia esistenza.

Passano i mesi e parlo con Tatiana e Alex su Facebook o per telefono.


Un giorno Tatiana mi chiama e mi dice che la sorella Cinthya stava un po' male.. aveva la febbre, era sempre stanca e non ci vedeva bene.

Era dicembre circa e io le dico che forse era affaticamento per la fine dell'anno scolastico.


Tra gennaio e febbraio mi chiama dicendo che era peggiorata e che aveva il sangue dal naso e che era andata in ospedale con l'ambulanza. Una sola certezza: diagnosi leucemia.


Tutti sottosopra per questa notizia, non mi perdo d'animo e per un pensiero molto egoistico dico: non può morire senza che io la conosca.

Quindi decido di farla venire in Italia, fortunatamente con il sostegno del mio babbo e della mia mamma, anche perché non c'è stato alcun altro supporto da parte di terzi.


Anzi abbiamo sfidato tutti i giudizi di chi ci dava dei pazzi nell'accogliere Cinthya e nell'imbarcarsi nella sfida di farla venire regolarmente qui e prendersi carico di una malata e straniera sconosciuta.


Le ricerche sono state molto lunghe e le notti passate sul computer, infinite. Ho scritto e chiesto aiuto ovunque. Su tutti i gruppi di Facebook e a chiunque fosse esperto in qualcosa di utile per la causa. Avvocati di diritto di famiglia, Professori universitari di diritto degli stranieri (Emili ❤️) e chiunque altro. Scrivo all'allora Presidente Pietro Grasso.

Siccome in Perù le donazioni del sangue sono a pagamento o da risarcire ho cercato tutte le associazioni di italiani e non in Perù supplicando di andare a donare per Cinthya.


Poi Grazie all'aiuto di Persone Speciali riesco ad arrivare ad avere un canale con la Farnesina, spiego la situazione e grazie al privilegio di essere cittadina italiana si rendono disponibili ad aiutarmi. Riesco a contattare la segreteria della Croce Rossa Italiana per ottenere un visto Umanitario/Cure mediche per Cinthya e la sua mamma. Riesco a trovare il numero di un funzionario che lavora all'Ambasciata italiana a Lima ed è la sua rovina perché per ogni problema, ogni cattiveria ogni ostruzionismo perpetrato dai funzionari dell'ambasciata nei confronti di Cinthya, lui me ne ha dovuto rendere conto.

Riesco ad avere il contatto di un ex Minostro della Sanità peruviana che garantisse a Cinthya un posto letto nell'ospedale oncologico e che le garantisse i farmaci per il protocollo di cura. Riesco a far prendere Cinthya in cura all'Ospedale a Meyer di Firenze. Riesco a trovare chi avrebbe finanziato i soldi delle prime cure di Cinthya: Federico Matteucci, Sissi, e tutto il Nicco fans club e Catia, Giampiero, Zia Caterina ❤️


Era il 15 maggio e Cinthya con la sua mamma stava prendendo è arrivata in Italia.


Piccoli problemi di incompatibilità e forse anche shock di un totale cambio di cultura hanno fatto si che la convivenza non fosse semplice così a luglio è arrivato di corsa anche il babbo di Cinthya per firmare in serenità l'atto che mi riconosce tutrice di mia sorella sedicenne.


Era agosto. Era caldo. Ero (in)cosciente perché sono diventata tutrice di una minore, sconosciuta e malata. Lo rifarei? Mille volte.

Mi ha fatto crescere? De botto. Per quanto non sia sua madre, questi anni in cui avevo la responsabilità data da un giudice di decidere per il suo bene, la responsabilità non naturale di firmare per autorizzare ha creato in me questo sentimento di maternità nei suoi confronti.

Avevo 23 anni e mi ero assunta sulle spalle una grande responsabilità.


Eravamo solo io, la mia mamma e il mio babbo (a distanza). E Nonna Nataly che diceva di da dare un abbraccio in più a Donna Dona sennò ci rimaneva male 🙈.


Per quanto la mia mamma fosse presente, ogni giorno in ogni momento, ha sempre preferito fare un passo indietro perché rispettava il fatto di non essere nessuno per Cinthya.


Il primo ricovero in day hospital è iniziato il 15 maggio, appena arrivata. Ci hanno concesso di tornare a Montecatini per la festa di benvenuto (e beneficienza) che avevano organizzato.


Il giorno dopo sarebbe iniziato ufficialmente per percorso al Meyer. Ci ricoveravano, me insieme a lei, per tre giorni e poi andavamo a casa per qualche giorno. Poi si ritornava. Analisi del sangue all'entrata e il terzo giorno, quando arrivavano i risultati si poteva andare via. La notte era scandita dai suoni delle pompe dell'idratazione, dalle chemio, e di nuovo dall'idratazione.

A giugno eravamo ormai una coppia rodata. Bravissime a fare e disfare le valigie. Tutto il reparto ci aveva un po' adottato, due ragazzine un po' allo sbaraglio, in quell'ospedale così grande e così difficile.


Ed ecco che tutto sembra andare velocemente e forse bene che per ferragosto 2015 arrivano le complicazioni. Stanchezza. Stati di ebbrezza non dovuti all'alcool.

Ed ecco che il 18 agosto ci ricoverano. I dottori non trovavano niente di strano, eppure Cinthya stava male. Tutto procede in peggiorando fino al 28 agosto.


Cinthya ha come delle convulsioni e si dimena nel letto. Nessuno sa cosa sia successo e per sicurezza le fanno fare una risonanza. Mentre era lì sdraiata ha un arresto cardio-respiratorio e viene intubata d'emergenza mentre era ancora nella macchina. La portano in rianimazione, è in coma farmacologico finché non capiscono la causa di tutto.


Quello è stato il momento di maggiore apatia. Ho spento il telefono tenendo il mondo fuori. Forse quello è stato il momento in cui ho sentito il peso vero di tutto quello che avevo fatto. Il peso di aver smosso mari e monti per farla venire in Italia e se fosse morta non avrebbe avuto la sua famiglia vicino. Perché parliamoci chiaro le possibilità c'erano, i medici quando ci mandarono via ci dissero: tornate domani, sperando di non chiamarvi durante la notte.


Solo poche persone ci hanno aiutato o si sono rese disponibili per supportarci nei tragitti da e per il meyer.

Il resto: deserto assoluto. Solo diffidenze, giudizi, silenzi e soprattutto assenze.


Tanto che le valutazioni se chiamare i genitori di Cinthya per fargli prendere un aereo le ho fatte con la mia mamma e il mio babbo. Come la giravamo la giravamo loro non sarebbero potuti arrivare in tempo. Era un venerdì sera: servivano i biglietti, serviva il visto, serviva l'Ambasciata e la Farnesina.


Cinthya ha superato la notte e ha superato il ricovero.

Ha superato la malattia.


Tutto questo, tutto quanto ha fatto si che si creasse questo rapporto di dipendenza reciproca. Di riferimento. Molto più che sorelle.


Cinthya l'ho buttata in mezzo ai lupi, in seconda superiore senza parlare italiano e senza conoscere nessuno, ed è uscita capobranco (cit. 😂) con tantissimi amici una media alta, diplomata e con una padronanza linguistica invidiabile.


È vero che i tutori devono agire seguendo "il superiore interesse del minore" ma vestirla, cambiarla, imboccarla, dormire con lei quando ne aveva bisogno mi ha reso più materna che sorella.


L'ho accompagnata in questo viaggio, con il turbo, riprendere due anni dove ha vissuto più in ospedale che fuori. I viaggi, gli hobby, la vita.

 
 
 

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